Passa ai contenuti principali

In primo piano

La cultura come prospettiva di costruzione della pace...

       “ Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace ”, l’ultimo libro di Gianmarco Pisa (edizioni Multimage di Firenze, 2026), è basato su un progetto dei Corpi civili di pace, sviluppato in Kosovo: un’indagine sui monumenti nelle loro diverse manifestazioni e significati; un libro che con i precedenti (“Di terra e di pietra. Forme estetiche negli spazi del conflitto, dalla Jugoslavia al presente” e “Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace”) completa la trilogia “Contro la guerra e per la pace”. Ecco l’intervista di Francesco Santoianni con l’autore. Nel libro affronti, come tema principale della ricerca, quello dell’arte, e della cultura in generale, ai fini della pace. Ma a questo punto si potrebbe modificare l’ordine dei fattori e, non solo come provocazione, chiedersi: dunque la cultura non ha...

Corsa al riarmo: pericolosissima e inutile

       "Dopo la vittoria di Trump si stanno manifestando, in maniera tanto virulenta e radicalizzata quanto confusa e disorientata, posizioni che si intrecciano trasversalmente, rispetto alla guerra in Ucraina (e ai conflitti armati in generale), nei diversi schieramenti politici. 
      Tuttavia sia chi ha sostenuto che era impossibile una vittoria ucraina sui russi e bisognava essere prudenti, se non proprio negare, aiuti militari a Kiev (Lega, M5s) sia coloro i quali (quasi tutte le altre forze politiche) hanno puntato a un sostegno militare del governo di Zelensky, “fino alla vittoria”, poggiano su un preciso e condiviso assunto ideologico: è la forza militare dei paesi, la sua capacità di scatenarsi in guerra, che determina il predominio di qualsivoglia scelta politica. “Quante divisioni ha il papa?”, chiese Stalin, a Yalta; oggi i governanti europei si stanno affrettando, ognuno per sé, a darci i loro sconsiderati numeri. 

     Aung San Suu Kyi diceva: “Se si vuole la democrazia, bisogna incarnarne i principi; bisogna essere coerenti in politica. Se si vuole cambiare un sistema in cui la forza è lecita, allora devi dimostrare che il lecito è forza. Non si può utilizzare la forza per affermare ciò che si ritiene lecito e poi insistere che il lecito è la forza. Non si inganna la gente in questa maniera”.

     La leader birmana ribadiva, durante la lotta ai feroci e ottusi generali golpisti, quel rapporto strettissimo tra mezzi e fine su cui Gandhi aveva costruito la sua azione politica e la scelta della nonviolenza. I soggetti, quelli sinceramente democratici, in Italia, e in Europa, che si stanno dissennatamente schierando per uno spaventoso e pericolosissimo riarmo, funzionale a regolare con la guerra ogni conflittuale rapporto internazionale, non possono avere smarrito completamente la terribile lezione di ottant’anni di dopoguerra e gettare nel cestino il lascito fondamentale della nostra Costituzione, i valori sui quali è nata l’Europa unita e i pilastri sui quali è stata costruita l’Onu che nel suo Preambolo indicava chiaramente  (continua qui)"

Mimmo Cortese 


Commenti