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Movimento nonviolento italiano: lettera del presidente per il 2026

Movimento Nonviolento Via Spagna, 8 - 37123 VERONA (Italy) Tel. (+ 39) 045 8009803 Sezione italiana della W.R.I. (War Resisters International - Internazionale dei Resistenti alla Guerra) __________________________________________________________________________________ LETTERA PER IL 2026 Care lettrici e lettori,     le adesioni al Movimento Nonviolento per il 2025 sono state preziose non solo per sostenere un bilancio che si regge in gran parte sugli iscritti e contributori per la “gestione corrente”, ma soprattutto per aiutarci a dare continuità alle iniziative di obiezione alla guerra e di concreto sostegno a chi obietta dove la guerra è in corso, in particolare in Ucraina e a Gaza.        Obiettare alla guerra significa esprimere un totale ripudio, come sta scritto nelle dichiarazioni di chi ha aderito alla Campagna di obiezione: oltre 7.000 cittadini che hanno firmato i moduli inviati ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio.      ...

Corsa al riarmo: pericolosissima e inutile

       "Dopo la vittoria di Trump si stanno manifestando, in maniera tanto virulenta e radicalizzata quanto confusa e disorientata, posizioni che si intrecciano trasversalmente, rispetto alla guerra in Ucraina (e ai conflitti armati in generale), nei diversi schieramenti politici. 
      Tuttavia sia chi ha sostenuto che era impossibile una vittoria ucraina sui russi e bisognava essere prudenti, se non proprio negare, aiuti militari a Kiev (Lega, M5s) sia coloro i quali (quasi tutte le altre forze politiche) hanno puntato a un sostegno militare del governo di Zelensky, “fino alla vittoria”, poggiano su un preciso e condiviso assunto ideologico: è la forza militare dei paesi, la sua capacità di scatenarsi in guerra, che determina il predominio di qualsivoglia scelta politica. “Quante divisioni ha il papa?”, chiese Stalin, a Yalta; oggi i governanti europei si stanno affrettando, ognuno per sé, a darci i loro sconsiderati numeri. 

     Aung San Suu Kyi diceva: “Se si vuole la democrazia, bisogna incarnarne i principi; bisogna essere coerenti in politica. Se si vuole cambiare un sistema in cui la forza è lecita, allora devi dimostrare che il lecito è forza. Non si può utilizzare la forza per affermare ciò che si ritiene lecito e poi insistere che il lecito è la forza. Non si inganna la gente in questa maniera”.

     La leader birmana ribadiva, durante la lotta ai feroci e ottusi generali golpisti, quel rapporto strettissimo tra mezzi e fine su cui Gandhi aveva costruito la sua azione politica e la scelta della nonviolenza. I soggetti, quelli sinceramente democratici, in Italia, e in Europa, che si stanno dissennatamente schierando per uno spaventoso e pericolosissimo riarmo, funzionale a regolare con la guerra ogni conflittuale rapporto internazionale, non possono avere smarrito completamente la terribile lezione di ottant’anni di dopoguerra e gettare nel cestino il lascito fondamentale della nostra Costituzione, i valori sui quali è nata l’Europa unita e i pilastri sui quali è stata costruita l’Onu che nel suo Preambolo indicava chiaramente  (continua qui)"

Mimmo Cortese 


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