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Movimento nonviolento italiano: lettera del presidente per il 2026

Movimento Nonviolento Via Spagna, 8 - 37123 VERONA (Italy) Tel. (+ 39) 045 8009803 Sezione italiana della W.R.I. (War Resisters International - Internazionale dei Resistenti alla Guerra) __________________________________________________________________________________ LETTERA PER IL 2026 Care lettrici e lettori,     le adesioni al Movimento Nonviolento per il 2025 sono state preziose non solo per sostenere un bilancio che si regge in gran parte sugli iscritti e contributori per la “gestione corrente”, ma soprattutto per aiutarci a dare continuità alle iniziative di obiezione alla guerra e di concreto sostegno a chi obietta dove la guerra è in corso, in particolare in Ucraina e a Gaza.        Obiettare alla guerra significa esprimere un totale ripudio, come sta scritto nelle dichiarazioni di chi ha aderito alla Campagna di obiezione: oltre 7.000 cittadini che hanno firmato i moduli inviati ai Presidenti della Repubblica e del Consiglio.      ...

Il fine non giustifica i mezzi

     Lettore: Perché non dovremmo raggiungere il nostro fine, che è buono, con qualsiasi mezzo, anche ricorrendo alla violenza? Dovrei forse star a pensare ai mezzi quando mi trovo un ladro in casa? Il mio dovere è di cacciarlo in qualsiasi modo. Perché dunque non dovremmo tentare di ottenere qualcosa usando la forza? E anche per conservare quello che avremo ottenuto dovremo liberarci dalla paura di usare la forza, nella misura in cui si renderà necessaria. Troverebbe ingiusto usare la forza per impedire a un bambino di buttarsi nel fuoco? In un modo o nell’altro, dobbiamo raggiungere il nostro fine.

Gandhi: Il suo ragionamento ha una sua plausibilità. Esso ha ingannato parecchie persone. Tempo fa ho sostenuto le stesse posizioni. Ma oggi penso di essere arrivato a posizioni migliori, e mi sforzerò di non deluderla.
   Esaminiamo innanzitutto l’affermazione secondo la quale noi avremmo il diritto di raggiungere il nostro fine usando la forza bruta perché gli inglesi raggiungono i propri fini usando tale mezzo. E’ perfettamente vero che gli inglesi usano la forza bruta e che per noi è possibile fare altrettanto, ma usando i loro stessi mezzi otterremo soltanto ciò che hanno ottenuto gli inglesi. E lei ammetterà che noi non vogliamo questo.
    La sua convinzione che non vi sia un rapporto tra mezzi e fini è un grave errore. A causa di tale errore anche uomini considerati religiosi hanno commesso gravi crimini.
Affermare ciò che lei afferma è come sostenere che si può ottenere una rosa piantando della gramigna. Se voglio attraversare l’oceano, posso farlo soltanto con una nave; e se pretendo di farlo con un carro sia io che il carro affonderemo immediatamente (…).
    I mezzi possono essere paragonati al seme, e il fine all’albero; tra i mezzi e il fine vi è lo stesso inviolabile rapporto che esiste tra il seme e l’albero.  Non è possibile che io raggiunga il fine ispiratomi dalla venerazione di Dio prostrandomi davanti a Satana. Se qualcuno dicesse: «Voglio venerare Dio; cosa importa che lo faccia usando i mezzi di Satana?» sarebbe giudicato un pazzo. Raccogliamo quello che seminiamo. (…)
    Se io voglio privarla del suo orologio, devo chiaramente battermi con lei; se voglio comprare il suo orologio, devo pagarlo; e se voglio farmelo regalare devo pregarla di farmene dono; e, a seconda del mezzo che ho impiegato, l’orologio è un oggetto rubato, è di mia proprietà o è un regalo,
Vediamo dunque che con tre mezzi differenti si ottengono tre risultati differenti. Insiste dunque ad affermare che i mezzi non hanno importanza?”
(continua...)

Gandhi: Teoria e pratica della nonviolenza, Einaudi, Torino, 1981, pagg.44,45

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