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Un'altra difesa è possibile: firma anche tu...

        Si è svolta  lunedì 6 luglio 2026, nella Sala “Caduti di Nassirya” del Senato della Repubblica a Piazza Madama, la conferenza stampa della campagna “Un’altra difesa è possibile“, promossa da Rete Italiana Pace e Disarmo, Conferenza Nazionale degli Enti di Servizio Civile (CNESC) e Sbilanciamoci!, su iniziativa della Senatrice Aurora Floridia (Verdi Alto Adige).      L’iniziativa giunge in una fase di forte accelerazione della campagna: sono ormai 14.000 le firme già raccolte sulla proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione di un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta — già oltre il 25% delle 50.000 necessarie per la presentazione in Parlamento. ( da qui ) Per firmare, qui:  https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

Suicidi e diserzioni: molti soldati israeliani dicono no alla guerra...

Sarebbero ormai più della metà i riservisti che non vogliono tornare al fronte. Per motivi etici, perché non vedono più obiettivi reali, per sfiducia nelle istituzioni. Ma anche perché distrutti.

"Ultimo in ordine di tempo è stato il giovane paracadutista Dan Mandel Phillipson, che si è sparato durante un periodo di addestramento in una base nel sud di Israele ed è morto in ospedale pochi giorni dopo. Prima di lui il riservista Daniel Edri si era dato fuoco in un bosco nei pressi della città di Safad dopo aver trascorso un lungo periodo di servizio a Gaza. «Dopo quello che aveva visto non riusciva a liberarsi da un terribile tormento interiore», ha spiegato sua madre alla tv israeliana. Dai primi di luglio, in appena due settimane, sono già quattro i soldati dell’Idf (le Forze di difesa israeliane) che si sono tolti la vita. Quello dei suicidi nell’esercito – ben diciannove dall’inizio di quest’anno, il numero più alto di sempre – è un fenomeno spesso taciuto o minimizzato che si unisce all’aumento allarmante delle diserzioni determinando una vera e propria emergenza. Non una falla tecnica o strategica ma una profonda perdita di fiducia negli apparati dello Stato. Le operazioni in corso a Gaza ormai da quasi due anni e la conseguente catastrofe umanitaria stanno facendo vacillare il morale dei soldati aggravando la grave spaccatura interna alla società israeliana. 

Ma i numeri raccontano solo una parte della storia.          Qui l'articolo su Avvenire, 25.7.25)

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