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Tessere la Pace, custodire il futuro: le donne il 21 giugno a Roma

         "In questo tempo terribile di futuro sospeso, di guerre vicine e lontane, di morti contati ogni giorno, di città distrutte, di case sventrate, in Italia donne di molte città si sono incontrate in 10 100 1000 piazze di donne per la pace Hanno preso la parola per dire no alla guerra come destino inevitabile. Per rompere il silenzio che la rende possibile. Per interrompere l’economia della guerra. Per rendere visibile ciò che viene cancellato. Partono da gesti quotidiani, femminili, antichi — cucire, tessere, riparare — pratiche marginalizzate, declassate, invisibili. E le rovesciano. Le trasformano in azione politica pubblica. Fuori dalla logica della forza. Fuori dalle forme consuete del dissenso. Con fili, tessuti, mani e corpi danno forma a una pratica collettiva: tessere la pace come gesto politico. Non è solo un gesto simbolico, è azione. Occupa lo spazio pubblico, crea legami. Sposta il senso del possibile. Riporta al centro ciò che la guerra cancel...

Ucraina, al posto delle armi

     Per chi, al novantacinquesimo giorno di guerra in Ucraina (29 maggio), con cumuli di morti, di feriti, di macerie e danni ambientali come unico risultato, continua a credere all’opportunità dell’invio di armi all’Ucraina e, affermando che “senza le nostre armi agli ucraini, Putin si sarebbe già impadronito di tutto il Paese”, chiede “Che cosa proponete come alternativa alle armi in grado di fermare, concretamente e immediatamente, l’aggressione?”, ecco alcune alternative (cumulabili o no), appunto concrete e immediate, fondate su nozioni pratiche della nonviolenza:

1. Rifiuto irreversibile di entrata dell’Ucraina (e di Svezia e Finlandia) nella Nato e processo davanti al Tribunale Penale Internazionale di tutti gli ucraini accusati di crimini nazisti (ASCOLTO DEI BISOGNI DELL’AGGRESSORE – la seconda cosa dovrebbe essere un’esigenza anche ‘nostra’);

2. Gemellaggi tra associazioni culturali, sportive, Scuole, Università europee e loro omologhe ucraine e russe e creazione o evidenziazione di esperienze di amicizia e affetti ad ogni livello tra ucraini e russi (RETE DI SOLIDARIETA’ E DIPLOMAZIA DAL BASSO);

3. Rinuncia totale al gas russo il cui acquisto da parte nostra di fatto sostiene la guerra di Putin: tale rinuncia, se  da un lato comporta problemi energetici per il nostro Paese, da un altro costituisce al contempo un’occasione per ridurre il consumo delle risorse non rinnovabili e ristrutturare gli stili di vita in senso ecosostenibile, nonché, nella misura in cui si determinasse una crisi economica, per mettere in atto politiche di redistribuzione sociale dei redditi (NONCOLLABORAZIONE, ECOLOGIA E GIUSTIZIA SOCIALE);

4. Non abbandono delle ambasciate dei Paesi stranieri in Ucraina ma anzi loro disseminazione su tutto il territorio ucraino: farebbero da scudo internazionale (CREATIVITA’ E NON ACCETTAZIONE DEL CONTESTO PROPOSTO DALL’AGGRESSORE);

5. Interposizione di migliaia di civili non armati in territorio ucraino – nell’imminenza del 24 febbraio o immediatamente dopo si poteva lanciare anche un “turismo di pace” in Ucraina (INTERPOSIZIONE CIVILE DISARMATA). Anche se non si tratta esattamente di un’interposizione, è da segnalare che il MEAN (Movimento Europeo di Azione Nonviolenta) sta organizzando per l’11 luglio una manifestazione di massa di migliaia di civili europei in Ucraina, che si realizzerà se avrà almeno 5.000 partecipanti (per ulteriori informazioni projectmean.it);

(continua su Pressenza )

                                                                                                                      Andrea Cozzo

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