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Manifestare in modo nonviolento? Ecco come...

      (Andrea Cozzo, docente universitario palermitano, è autore di volumi su diversi aspetti della pratica nonviolenta, oltre che membro attivo del Movimento nonviolento. Risponde qui ad alcune domande di Giordano Cavallari sulla nonviolenza nelle manifestazioni di piazza.) Caro Andrea, tu frequenti le manifestazioni promosse da movimenti pacifisti contro le varie guerre. Cosa vi succede di solito, e cos’è che fa scattare i noti – e contraddittori per i nonviolenti – fatti di violenza? Voglio testimoniare innanzi tutto che, per lo più, le manifestazioni sono del tutto pacifiche e costituiscono un momento in cui autenticamente affiora il desiderio di esprimere, facendo comunità, una posizione critica nei confronti di decisioni governative nazionali o internazionali; costituiscono una legittima e, anzi encomiabile, forma di partecipazione della gente “comune” alla vita politica. Purtroppo, spesso i media non le considerano notiziabili, contribuendo, in tal modo, a far sce...

Peacelink a Bari: Vogliamo prepararci alla Pace, non alla guerra



"Oggi Bari non è solo una città : è  il cuore pulsante di un'Italia che non si rassegna alla logica del riarmo. In piazza si raccoglie un popolo composito e consapevole, espressione di oltre cento realtà tra gruppi, associazioni, sindacati, comunità religiose, forze politiche, comitati locali e amministrazioni comunali di tutta la Puglia. E' una mobilitazione radicata nel territorio, pluralista e unitaria al tempo stesso. Una voce collettiva che sale da sud per dire no a un'Europa sempre più militarizzata.
A fare da ossatura a questa piazza sono i sedici comitati locali per la pace, attivi nelle sei province pugliesi, affiancati da quelli di Matera e Potenza. La presenza così capillare di presidi di pace testimonia che esiste - ed è viva - un'altra Italia: quella che non si lascia narcotizzare dalla propaganda bellicista, quella che rifiuta l'assuefazione quotidiana al linguaggio della guerra.
Oggi, mentre l'Unione Europea pianifica di spendere 800 miliardi per il riarmo, questa piazza chiede investimenti per il Sud e lo stato sociale. Mentre Ursula von der Leyen parla apertamente di "prepararsi alla guerra", mentre a Bruxelles si presenta un kit di sopravvivenza e a Parigi si ipotizza l'invio di truppe, a Bari oggi si afferma il diritto alla pace, al dialogo e alla costruzione di un futuro diverso.
Siamo a un bivio cruciale. Si è formato, nell'arco politico europeo, un vero e proprio partito trasversale della guerra, che attraversa le tradizionali appartenenze ideologiche e procede compatto verso la militarizzazione dell'economia, delle istituzioni, delle coscienze.
Ma questa giornata dimostra che c'è chi non ci sta. C'è chi alza la voce contro l'uso dei fondi pubblici per sostenere l'industria bellica. E' terribile che la Banca Europea, con investimenti bellici, divenga il motore finanziario di un'economia di guerra. E' inammissibile che le emergenze sociali e ambientali vengano messe in secondo piano, mentre si costruisce l'ennesima macchina di morte.
Gli organizzatori della manifestazione di oggi vogliono opporsi al piano di riarmo e all'invio di armi e truppe nella guerra in Ucraina; come pure all'acquisto - che il parlamento italiano si appresta a varare - di altri venticinque F35, per una spesa di 7 miliardi di euro.
Bari, oggi, è la capitale morale di un'Italia che ha memoria e coscienza. Di un Sud che pagherà un prezzo altissimo all'economia di guerra e che pertanto oggi rivendica un destino diverso. Questo grido di pace non è isolato, ma diventerà parte di un'onda capace di attraversare il Paese e di scuotere le coscienze. Perchè l'unico piano strategico di cui abbiamo bisogno vive nella nostra Costituzione.
Non ci vogliamo preparare alla guerra. Ci vogliamo preparare alla pace".

Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink 

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