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I cristiani e la guerra: riflessioni di un credente

Caravaggio: Cena in Emmaus     "La guerra non è, non può essere, un’opzione possibile nell’orizzonte di senso del cristiano. Il cristiano non può costruire armi: ogni fionda, ogni sasso, ogni arco, ogni proiettile, ogni missile o razzo o bomba o mina costruita con sapienza ingegneristica sempre più sofisticata non può essere l’occupazione di un cristiano. Perché una fionda conficcherà il suo sasso nell’occhio o nella fronte di un altro uomo, perché ogni proiettile entrerà nel corpo di un altro uomo, perché ogni missile, bomba, razzo, mina esploderà distruggendo vite, seminando visceri umani, mutilando arti, distruggendo case, cose, alberi, animali, sogni, progetti, storie; distruggendo e uccidendo l’umanità intera. Perché ogni vita che concluderà la sua esistenza per ogni proiettile costruito, sarà una vita finita per sempre, che non esisterà più: “Quando un uomo è morto è morto per sempre” (Enzo Bianchi).      Perché ogni vita offesa e mutilata da una sola mina...

Prontuario di azione nonviolenta: il nemico è la guerra...

      "Vorrei proporre una breve riflessione che possa contribuire alla costruzione della pace: costruzione della pace nel senso specifico di insieme di pratiche non belliche in grado di fermare l’attuale scontro Russia/Ucraina, e in quello più generale di promozione di una cultura che ci abitui a pensare la soluzione di ogni conflitto violento attraverso il ricorso a mezzi pacifici. (…)
      Dal punto di vista del pensiero della nonviolenza, cui mi ispiro – ma anche da quello dello storico e filosofo Plutarco il quale, a proposito della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) che vide contrapporsi la potenza spartana a quella ateniese, sottolineava criticamente la responsabilità delle parti terze (cioè delle altre città? Che o restavano passive o si schieravano con uno dei contendenti invece di ‘interporsi’ tra loro – da questo punto di vista, dicevo, cerco di ragionare concretamente dal luogo che occupo (l’Europa) illustrando ciò che poteva fare la parte del mondo in cui vivo, indipendentemente da ‘chi ha cominciato’.
      La nonviolenza non guarda a ciò, perfino non guarda alla ‘verità’ nel senso comune del termine (per questo ritengo la nonviolenza un tipo di pensiero pratico capace di rispondere alle esigenze dell’epoca della post-verità, in cui cosa è vero e cosa è falso è diventato molto difficile da capire); essa guarda, invece, al presente in vista della costruzione del futuro.
Al di là del pacifismo, per molti versi benemerito ma che può limitarsi alla protesta, la nonviolenza intende suggerire e attuare il modo in cui si può operare attivamente per la pace. Innanzitutto, nell’azione immediata, per questa pace qui; poi anche negli interventi strutturali, di sistema, per cacciare a poco a poco, come si dice, la guerra fuori dalla Storia.

Un punto di partenza trasversale: il nemico è la guerra

     Il nemico è la guerra. Non ovviamente, l’Ucraina, i cui confini sono stati militarmente oltrepassati; non Putin che di quell’azione aggressiva è stato l’autore, anche se pretende di giustificarsi facendo presente la sempre maggiore vicinanza della Nato al suo Paese (il che spiega ma non giustifica la sua invasione); non la Nato, benché non sia chiaro il senso della sua esistenza dopo la fine del Patto di Varsavia e men che meno del suo continuo allargamento (dagli originari 12 Paesi agli attuali 32); non gli Stati Uniti, nonostante tutti i loro errori e di comunicazione e di azione; non l’Europa e l’Italia e chi è per l’invio di armi (…); (il nemico) non è  chi, per me illecitamente, accusa di essere guerrafondai tutti coloro che non vedono soluzioni se non nell’invio di armi in vista di negoziati; non chi altrettanto illecitamente accusa di essere ‘oggettivamente’ a favore dell’autocrate o, al meglio, ‘anime belle’ coloro che, siano pacifisti o nonviolenti, non vogliono l’invio di armi ma altre azioni volte a contrastare e a condurre Putin ai negoziati; non i giornalisti che, probabilmente perché non conoscono altro modo di pensare, fanno propaganda magari sapendo che questo non è deontologicamente corretto, ma credendo che nell’attuale contingenza sia necessario; (il nemico) non è chiunque la pensi diversamente da me.
    No: i nemici sono la guerra e la sua logica che hanno operato in Ucraina (e in molte altre parti del mondo) e che, oltre a produrre tragedie umane e disastri ambientali, hanno creato un clima d’odio che avrà effetti ancora per chissà quanto tempo nel futuro, visto che ognuna delle due parti ha avuto i suoi numerosi morti.
    I nemici sono tutte le parole e le azioni che contribuiscono a tutto ciò, non le persone che le esprimono e le compiono."

Andrea Cozzo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina 
Promemoria e Istruzioni per il futuro - Mimesis, Milano, 2025, pagg.143,144,145

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