Passa ai contenuti principali

In primo piano

La guerra di Luigi, racconto di Italo Calvino

( qui la prima parte del racconto)     "(…) Gli altri persero la pazienza.  Qualcuno gli spiegò di tante ragioni e di come era fatta la guerra e che uno non poteva andare a cercarsi il nemico che voleva. Luigi alzò le spalle. – Se è così – disse – io non ci sto. - Ci sei e ci stai – gridarono quelli.  – Avanti-march, un-duè, un-duè! – E lo mandarono a fare la guerra. Luigi non era contento. Ammazzava dei nemici, così, per vedere se gli capitava di ammazzare anche Alberto o qualche suo parente. Gli davano una medaglia ogni nemico che ammazzava, ma lui non era contento. – Se non ammazzo Alberto – pensava – ho ammazzato tanta gente per niente. – E ne aveva rimorso.  Intanto gli davano medaglie su medaglie, di tutti i metalli. Luigi pensava: - Ammazza oggi ammazza domani, i nemici diminuiranno e verrà pure la volta di quel farabutto. Ma i nemici si arresero prima che Luigi avesse trovato Alberto. Gli venne il rimorso di avere ammazzato tanta gente per niente, e si...

Prontuario di azione nonviolenta: il nemico è la guerra...

      "Vorrei proporre una breve riflessione che possa contribuire alla costruzione della pace: costruzione della pace nel senso specifico di insieme di pratiche non belliche in grado di fermare l’attuale scontro Russia/Ucraina, e in quello più generale di promozione di una cultura che ci abitui a pensare la soluzione di ogni conflitto violento attraverso il ricorso a mezzi pacifici. (…)
      Dal punto di vista del pensiero della nonviolenza, cui mi ispiro – ma anche da quello dello storico e filosofo Plutarco il quale, a proposito della guerra del Peloponneso (431-404 a.C.) che vide contrapporsi la potenza spartana a quella ateniese, sottolineava criticamente la responsabilità delle parti terze (cioè delle altre città? Che o restavano passive o si schieravano con uno dei contendenti invece di ‘interporsi’ tra loro – da questo punto di vista, dicevo, cerco di ragionare concretamente dal luogo che occupo (l’Europa) illustrando ciò che poteva fare la parte del mondo in cui vivo, indipendentemente da ‘chi ha cominciato’.
      La nonviolenza non guarda a ciò, perfino non guarda alla ‘verità’ nel senso comune del termine (per questo ritengo la nonviolenza un tipo di pensiero pratico capace di rispondere alle esigenze dell’epoca della post-verità, in cui cosa è vero e cosa è falso è diventato molto difficile da capire); essa guarda, invece, al presente in vista della costruzione del futuro.
Al di là del pacifismo, per molti versi benemerito ma che può limitarsi alla protesta, la nonviolenza intende suggerire e attuare il modo in cui si può operare attivamente per la pace. Innanzitutto, nell’azione immediata, per questa pace qui; poi anche negli interventi strutturali, di sistema, per cacciare a poco a poco, come si dice, la guerra fuori dalla Storia.

Un punto di partenza trasversale: il nemico è la guerra

     Il nemico è la guerra. Non ovviamente, l’Ucraina, i cui confini sono stati militarmente oltrepassati; non Putin che di quell’azione aggressiva è stato l’autore, anche se pretende di giustificarsi facendo presente la sempre maggiore vicinanza della Nato al suo Paese (il che spiega ma non giustifica la sua invasione); non la Nato, benché non sia chiaro il senso della sua esistenza dopo la fine del Patto di Varsavia e men che meno del suo continuo allargamento (dagli originari 12 Paesi agli attuali 32); non gli Stati Uniti, nonostante tutti i loro errori e di comunicazione e di azione; non l’Europa e l’Italia e chi è per l’invio di armi (…); (il nemico) non è  chi, per me illecitamente, accusa di essere guerrafondai tutti coloro che non vedono soluzioni se non nell’invio di armi in vista di negoziati; non chi altrettanto illecitamente accusa di essere ‘oggettivamente’ a favore dell’autocrate o, al meglio, ‘anime belle’ coloro che, siano pacifisti o nonviolenti, non vogliono l’invio di armi ma altre azioni volte a contrastare e a condurre Putin ai negoziati; non i giornalisti che, probabilmente perché non conoscono altro modo di pensare, fanno propaganda magari sapendo che questo non è deontologicamente corretto, ma credendo che nell’attuale contingenza sia necessario; (il nemico) non è chiunque la pensi diversamente da me.
    No: i nemici sono la guerra e la sua logica che hanno operato in Ucraina (e in molte altre parti del mondo) e che, oltre a produrre tragedie umane e disastri ambientali, hanno creato un clima d’odio che avrà effetti ancora per chissà quanto tempo nel futuro, visto che ognuna delle due parti ha avuto i suoi numerosi morti.
    I nemici sono tutte le parole e le azioni che contribuiscono a tutto ciò, non le persone che le esprimono e le compiono."

Andrea Cozzo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina 
Promemoria e Istruzioni per il futuro - Mimesis, Milano, 2025, pagg.143,144,145

Commenti

I post più visti nell'ultima settimana