Difesa civile non armata e nonviolenta, una proposta di civiltà
"L’elemento identitario primario del fascismo, le cui squadracce nacquero sul mito della “vittoria mutilata” nella prima guerra mondiale, è stato il militarismo, per questo il ripudio costituzionale della guerra è il principio fondante dell’antifascismo repubblicano. La Costituzione non si limita ad una invocazione di generico pacifismo, ma ripone il “mezzo” e lo “strumento” della guerra tra i ferri vecchi della storia dopo Hiroshima e Nagasaki, promuovendo così la preparazione di mezzi e strumenti nuovi e pacifici – come indicato dalla Carta delle Nazioni Unite evocate nel secondo comma dell’Articolo 11 – per la “risoluzione delle controversie internazionali”. La Costituzione, nata dalla lotta di liberazione dal fascismo e dalla guerra, esprime un progetto di civiltà disarmata e nonviolenta dentro al quale si inserisce e va letta – come ha indicato la Corte Costituzionale – anche la “difesa della patria” prevista nell’Articolo 52.
Nell’Ottantesimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, la Campagna per la difesa civile, non armata e nonviolenta vuole dunque dare attuazione al progetto costituzionale, sempre più contraddetto dalla continua lievitazione delle spese militari e dalla partecipazione alle guerre: la nonviolenza non significa non difesa o inazione, ma difesa con mezzi alternativi alle armi. Lo spiegava già Aldo Capitini, fondatore del Movimento Nonviolento: “Perché intendere la difesa soltanto con le armi, come distruzione dei nemici? Il metodo nonviolento è in grado di organizzare, nei più minuti particolari, una resistenza nonviolenta, sulla base della non collaborazione e del rendere molto difficile l’azione bellica dei nemici, che finisce con essere una difesa ancora più risoluta e tenace di quella militare” (Difesa e violenza, Azione nonviolenta, giu-lug 1968).
(continua qui), sito del Movimento nonviolento
Pasquale Pugliese

Commenti
Posta un commento