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Ogni guerra è reato, delitto politico, morte dell’umanità

        “Condivido la condanna totale della guerra, mai giustificabile a confronto del male che compie, e vedo che le ragioni di questa condanna sono anzitutto ragioni di carattere morale, prima che civile e politico. In ogni dinamica di guerra, o minaccia di guerra, tra forze, interessi, poteri e ambizioni, la guerra è offesa di diritti e accordi, ma è soprattutto minaccia o uccisione di persone umane, dunque auto-degradazione morale di chi decide e fa la guerra.
     Certo, ogni guerra  è delitto politico, offende la convivenza civile, distrugge sia le strutture politiche di convivenza e promozione umana concordata secondo leggi giuste, sia le culture e i movimenti che cercano di costruire tali strutture.
     Certo, ogni guerra è reato, perché  offende apertamente le regole (scritte o naturali) poste a tutela dei diritti umani uguali, internazionali, planetari, che sono il valore più prezioso della comunità dei popoli, ed escludono ogni suprematismo, ideale o materiale, che accampi pretesti culturali, economici, storici, morali. Le differenze naturali fra le civiltà sono forme della intera civiltà umana, che possono convivere nel dialogo, rispetto, varietà, riconoscimento.
Ma l'obbligo umano universale di eliminazione della guerra, è anzitutto obbligo di realizzazione morale. Cioè, riguarda anzitutto la ricostruzione della coscienza e dell'essere dei soggetti che fanno o tollerano la guerra, prima di essere offesa alle regole e forme della convivenza. Prima di essere uccisore o ucciso, l'umo  è rovinato dalla guerra nella sua essenza umana.
     Al di sopra e oltre i detti motivi di convivenza civile, e di regole politiche universali di rispetto, l'obbligo di eliminare la guerra ha il suo culmine valoriale nel dovere di assoluto rispetto di ogni singola vita umana, sempre inviolabile, senza eccezioni, perché il valore di ogni vita davanti alla nostra è uguale al valore della nostra vita.
     Infatti, ogni singola persona umana contiene nella propria essenza, spirituale e materiale, ogni possibile valore umano, iniziale, o relativamente sviluppato, o in via di possibile sviluppo. Ogni guerra, in ogni vittima umana che fa, offende in grado massimo tutto intero il valore della nostra umanità. Ogni singola uccisione offende e defrauda l'intera umanità.
    Non ci sono dimostrazioni cogenti di questa verità. É umano chi la sente. É meno umano chi non la sente. La guerra viene dalla disumanizzazione, e disumanizza: da umani rende sotto-umani.
Ogni forma politica e giuridica di vita ha l'obbligo congenito di abolire e proibire ogni mezzo, struttura, organizzazione, mentalità atti ad uccidere esseri umani, compresi gli eserciti assunti a falso simbolo, diritto, onore e forza degli stati non ancora umani. E ciò allo stesso modo per cui è vietata e dissolta per legge ogni associazione a delinquere.
     La liberazione dalla guerra e la soluzione civile nonviolenta dei conflitti (che sono sviluppo delle differenze che arricchiscono la vita, e non alternative escludenti) sono il primo necessario obiettivo di ogni forma di vita umana associata, di persone umane conviventi. Questa è "politica" realizzata, vita nella polis umana, nel dominio sulla pulsione di morte, a favore dello sviluppo universale e reciproco della forma umana di vita: la nostra forma, insieme a tutte le altre vite, di cui siamo il modello più avanzato e responsabile.
     L'uomo è anzitutto un essere morale, che sa quello che fa, che promuove vita e non morte. L'uomo tradisce se stesso e fallisce come uomo nella guerra istituita, giustificata, e persino onorata”.

Enrico Peyretti, uno dei maestri della cultura della pace
In: "La nonviolenza è in cammino" a cura del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo (direttore Peppe Sini), numero 165 del 28 settembre 2026


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