La guerra di Luigi, racconto di Italo Calvino
"(…) Gli altri persero la pazienza.
Qualcuno gli spiegò di tante ragioni e di come era fatta la guerra e che uno non poteva andare a cercarsi il nemico che voleva.
Luigi alzò le spalle. – Se è così – disse – io non ci sto.
- Ci sei e ci stai – gridarono quelli.
– Avanti-march, un-duè, un-duè! – E lo mandarono a fare la guerra.
Luigi non era contento. Ammazzava dei nemici, così, per vedere se gli capitava di ammazzare anche Alberto o qualche suo parente. Gli davano una medaglia ogni nemico che ammazzava, ma lui non era contento. – Se non ammazzo Alberto – pensava – ho ammazzato tanta gente per niente. – E ne aveva rimorso.
Intanto gli davano medaglie su medaglie, di tutti i metalli. Luigi pensava: - Ammazza oggi ammazza domani, i nemici diminuiranno e verrà pure la volta di quel farabutto.
Ma i nemici si arresero prima che Luigi avesse trovato Alberto. Gli venne il rimorso di avere ammazzato tanta gente per niente, e siccome c’era la pace, mise tutte le medaglie in un sacco e girò per il paese dei nemici a regalarle ai figli e alle mogli dei morti.
Girando così, successe che trovò Alberto.
- Bene – disse – meglio tardi che mai – e lo ammazzò.
Fu la volta che lo arrestarono, lo processarono per omicidio e lo impiccarono. Al processo Luigi badava a ripetere che l’aveva fatto per mettersi a posto con la coscienza, ma nessuno lo stava a sentire".
Italo Calvino: Coscienza in Prima che tu dica «Pronto», Mondadori, 1993 pagg. 29,30

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