Passa ai contenuti principali

In primo piano

Mirare alla coscienza per dire NO alla guerra

  Il nonviolento da cosa si riconosce?  Perché è amabile e mite? Perché dice sempre si, si?  No, eh!. Dalla sua pazienza, dalla sua imperturbabile calma?  No, perché non basta per essere nonviolenti di non essere violenti.  E’ nonviolento chi mira alla coscienza.   Lanza Del Vasto, in “Lezioni di vita”     "Pensiamo che la spinta alla militarizzazione si accompagna sempre a forme di militarizzazione delle coscienze. Fortemente promossa da poteri economici e politici, la sua presenza nello spazio pubblico – che copre il persistente desiderio di pace nella coscienza diffusa delle persone, in particolare dall’avvio della guerra in Ucraina – ha interrogato la Comunità dell'Arca italiana. Ci siamo chiesti: «Come rendere visibile il desiderio di pace così presente, ancora, nelle coscienze tra tanti nostri concittadini, come mostrare quanto ancora il desiderio di guerra sia minoritario, sebbene nello “spazio pubblico” sembri unanime?» Da questa domanda è...

Disarmisti esigenti: superare la cultura del nemico

 (si riferisce a ieri, ma non è male dare un'occhiata a questo sito:

Il 30 gennaio, anniversario del sacrificio di Mahatma Gandhi* (vedi sotto: l'assassinio di Gandhi e la separazione tra India e Pakistan), il mondo si ferma per riflettere sul potere della nonviolenza. In questa giornata, istituita dall'UNESCO come momento di educazione alla pace, i Disarmisti esigenti propongono una riflessione audace: la pace non è un’aspirazione passiva, ma una scienza strategica.

Prendendo ispirazione dall'opera del sociologo nonviolento Alberto L’Abate, intitolata "L'Arte della pace", esploreremo il ribaltamento del classico di Sun Tzu: se l'Occidente è spesso prigioniero dello schema "amico-nemico", l’eredità di Gandhi e la saggezza orientale ci offrono le basi per una vero progetto politico disarmista, capace di elevare la nonviolenza a strategia operativa globale.

Commenti

I post più visti nell'ultima settimana