Passa ai contenuti principali

In primo piano

O la guerra o la resa? Perchè questa volta Vito Mancuso non mi ha convinto...

            Chi di noi nutre grande stima per la preparazione intellettuale e soprattutto per il coraggio anticonformista di Vito Mancuso si aspetta da lui  interventi di alto livello in ogni campo.   Ma è un errore un po’ infantile. Ognuno ha le sue competenze, le sue intuizioni anticipatrici, ma anche i suoi limiti. Aristotele è stato un genio, ma non è stato mai sfiorato dal sospetto che non si fosse liberi o schiavi per natura. Kant è stato un genio, ma non è stato mai sfiorato dal sospetto che le donne non siano geneticamente inferiori ai maschi. Anch’io, nonostante – anzi, proprio a causa del – mio affetto personale nei confronti di Vito Mancuso, sono rimasto dispiaciuto per l’ennesimo suo intervento sul tema della guerra (cf. Perché serve anche la forza per salvare la pace , “La Stampa” del 22.7.2026): ma, a ben riflettere, ci sarebbe stato da stupirsi se avesse scritto diversamente. Infatti, se non mi è sfuggita qualche pagina dei suo...

Giornalismo di pace: la cartina di tornasole...

         "Una cartina di tornasole per distinguere il giornalismo di guerra e il giornalismo di pace può consistere nella risposta che si tirano dietro domande come le seguenti: ciò che si chiede agli attori del conflitto favorisce lo scontro o l’incontro tra di loro? Il resoconto ha suscitato, in chi legge, odio nei confronti di qualcuno, persona o popolo che sia, oppure ha creato comprensione dei punti di vista di entrambe le parti e avvicinamento ad esse? Il report mostra in ogni caso due parti in opposizione nella loro interezza, dunque la loro polarizzazione ufficiale, incarnata dai rispettivi Governi, oppure una pluralità di posizioni all’interno della società civile? Il resoconto fa dipendere la costruzione della pace dall’intervento armato? A che tipo di pace sta facendo implicitamente riferimento? (…) La scelta dei fatti raccontati e il modo di raccontarli suggeriscono pensieri e pratiche di pace o violente?
Il valore sottinteso a diverse di queste domande che hanno a che fare con la presentazione del punto di vista delle parti non è semplicemente quello dell’imparzialità (il non ‘tifare’ per una delle parti) e dell’equidistanza (lo stare ugualmente lontani dall’una e dall’altra parte).  
È, piuttosto, quello della compartecipazione e dell’equivicinanza, che forse potrebbero essere sintetizzate nella pratica di far sentire il pubblico accanto all’una e all’altra parte, o meglio accanto a tutte le parti. Non è la giustizia, che essa si presenti nel suo aspetto freddo o in quello infervorato, l’istanza più urgente. Ma la mediazione, volta all’umanizzazione delle parti e alla cura dei rapporti malati.

Dov Shinar riassume gli elementi del giornalismo di pace nelle seguenti azioni:

1.esplorare le circostanze e i contesti in cui nasce un conflitto, e presentare cause e ipotesi da diversi punti di vista, così da delineare il conflitto in termini realistici e trasparenti per il pubblico;
2.dare voce alle opinioni di tutte le parti coinvolte;
3.offrire soluzioni creative per la risoluzione dei conflitti, il raggiungimento e il mantenimento della pace;
4.smascherare le bugie, gli occultamenti e i colpevoli di tutte le parti, e rivelare gli eccessi commessi e le sofferenze subite da persone di ogni fazione;
5.dedicare più attenzione alle storie di pace e agli sviluppi post-bellici che alla tradizionale copertura dei conflitti."


Andrea Cozzo Media di guerra e media di pace sulla guerra in Ucraina 
Promemoria e Istruzioni per il futuro - Mimesis, Milano, 2025, pagg.119,120


Commenti