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Arrivederci, Alberto... grazie per la tua testimonianza

        "Alberto apparteneva alla generazione dei pionieri. Si era avvicinato alla nonviolenza anche con l'incoraggiamento di mons. Giovanni Nervo, che era il direttore della Scuola di servizio sociale da lui frequentata. Fu quella la sua professione, svolta in particolare nei servizi psichiatrici nel padovano (abitava a Rubano, un paese di 17.000 abitanti nell'hinterland del capoluogo veneto).

       È stato un assiduo frequentatore delle celebrazioni dell'8 agosto a St. Radegund: sono state 10 le sue presenze.       Del resto, nel libro autobiografico in cui ha raccontato la sua obiezione di coscienza aveva inserito Franz Jägerstätter tra i 9 personaggi che ha definito «i miei compagni di viaggio»: Capitini e Pietro Pinna, La Pira e Dossetti, don Milani, padre Balducci, padre Turoldo, Langer e, appunto, il nostro Franz. Così scrisse: «Avevo letto di lui alla fine degli anni '60, prima di scegliere la strada dell'obiezione di coscienza e della nonviolenza. [...] Mi ha aiutato a continuare per il duro cammino che avevo intrapreso, in particolare nei momenti di incertezza e di sconforto». 
     Prima del 1972, anno di approvazione della legge che consentiva di prestare il servizio civile agli obiettori di coscienza, questi finivano in carcere. Di fronte alla «cartolina precetto» la scelta che si poneva di fronte al giovane non era solo il carcere ma anche la disapprovazione dell'opinione pubblica, l'accusa di codardia, la fedina penale macchiata...
Questo è stato il contesto in cui si è trovato Alberto Trevisan a 23 anni. La sua vicenda (raccontata nel 2005 nel libro Ho spezzato il mio fucile, EDB) durò molto a lungo: dal giugno 1970 con l'internamento nel carcere militare di Forte Boccea a Roma fino al 23 dicembre  1972, quando fu scarcerato grazie alla legge approvata pochi giorni prima. Aveva subito tre processi presso i Tribunali Militari di Roma e di Padova.

Negli anni successivi, accanto al lavoro sociale, di cui è sempre stato orgoglioso, ha assunto diversi  impegni nelle organizzazioni per la pace, in particolare nel Movimento nonviolento, fondato da Aldo Capitini. È stato formatore di giovani in servizio civile e ha tenuto relazioni in innumerevoli convegni, ha scritto molti articoli, ed è stato presente in tantissimi incontri, si è dedicato alla diffusione e alla promozione della cultura della pace, senza mai risparmiarsi.

Ci mancherà la sua giovialità, la battuta sempre pronta, la spontaneità, la convinzione assoluta nella nonviolenza e nei suoi strumenti. Adesso che ha ritrovato i «suoi» compagni di viaggio, non possiamo non immaginarlo in accalorate discussioni con tutti loro. Ciao, Alberto: sarai sempre con noi!"

 (Dalla Newsletter Franz Jägerstätter Italia: ringraziamo Giampiero Girardi per la comunicazione)

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