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Morin, la complessità e il riduzionismo bellicista...

       Edgar Morin è stato uno dei maggiori intellettuali del ‘900 e del primo quarto del secolo in corso, ma illuminerà ancora il futuro.      Queste righe, scritte tra la sua morte avvenuta il 29 maggio scorso e il 105esimo compleanno che sarebbe stato il prossimo 8 luglio, non possono certamente ricostruirne la vita e l’opera monumentale centrata sul metodo, per la quale rimando, oltre ai testi dell’Autore, al volume curato da Mauro Ceruti, Cento Edgar Morin, per i cento anni dell’“umanista planetario”. Non mi soffermo neanche sulla trilogia dell’educazione – dalla Testa ben fatta , ai Sette saperi necessari all’educazione del futuro al Manifesto per cambiare l’educazione – che pure non deve mancare nella formazione di ogni educatore. Metto a fuoco, invece, il Morin ultracentenario che fino alla fine non ha smesso di denunciare “l’isteria di guerra” nella quale siamo precipitati.  Ero presente all’Arena di pace a Verona il 18 maggio 2024, ins...

Tessere la Pace, custodire il futuro: le donne il 21 giugno a Roma

         "In questo tempo terribile di futuro sospeso, di guerre vicine e lontane, di morti contati ogni giorno, di città distrutte, di case sventrate, in Italia donne di molte città si sono incontrate in 10 100 1000 piazze di donne per la pace
Hanno preso la parola per dire no alla guerra come destino inevitabile.
Per rompere il silenzio che la rende possibile.
Per interrompere l’economia della guerra.
Per rendere visibile ciò che viene cancellato.
Partono da gesti quotidiani, femminili, antichi — cucire, tessere, riparare — pratiche marginalizzate, declassate, invisibili. E le rovesciano. Le trasformano in azione politica pubblica.
Fuori dalla logica della forza. Fuori dalle forme consuete del dissenso.
Con fili, tessuti, mani e corpi danno forma a una pratica collettiva: tessere la pace come gesto politico. Non è solo un gesto simbolico, è azione.
Occupa lo spazio pubblico, crea legami.
Sposta il senso del possibile. Riporta al centro ciò che la guerra cancella: corpi, vite, relazioni.
Da oltre 170 città e contesti diversi questa pratica si diffonde. Come rete viva, non prevista, non controllabile.
Queste donne andranno tutte a Roma il 21 giugno. Porteranno i loro lavori e li stenderanno in piazza del Campidoglio e sulle scalinate. Chissà se lo spazio basterà. Non sarà un’esposizione. Sarà una presa di posizione collettiva.
Noi ci saremo". (da qui)

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